mercoledì 22 febbraio 2017

Polpette in salsa profumata e purè

La proposta di oggi sono di nuovo polpette, per la gioia di tutti. Le accompagneremo con una salsa profumata al finocchio e un morbido purè di patate dolci. Sempre per 4 persone.
  • 300 gr di tritato di manzo;
  • 300 gr di tritato di maiale;
  • 2 fette di pane raffermo, bagnate nel latte;
  • 1 uovo bio;
  • mezza cipolla dolce, grattugiata;
  • 250 ml di brodo di carne;
  • 2 cucchiai di panna;
  • 1 cucchiaio di farina;
  • 1 cucchiaino di curcuma in polvere;
  • 1 cucchiaino di semi di finocchio in polvere;
  • 4 patate dolci di media grandezza, cotte a vapore;
  • mezzo limone bio;
  • 40 gr di burro;
  • olio extravergine d'oliva;
  • 1 pizzico di noce moscata;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
  • poche gocce di aceto;
  • erba cipollina oppure aneto per decorare e profumare;
Rosolare brevemente la cipolla grattugiata con 1 cucchiaio di olio e fare intiepidire, quindi unire ai 2 tipi di carne macinata in una ciotola e impastare bene con l'uovo, il pane bagnato nel latte e ben strizzato, la noce moscata, un po' di scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale e pepe. Quando l'impasto e ben omogeneo con le mani unte di olio formare le polpette rotonde che andremo a rosolare in una padella ben calda e poco olio finché saranno dorate quindi togliere le polpette dalla padella e mettere la metà del burro nella padella calda lasciandolo sciogliere. Unire la farina e mescolare bene lasciandola tostare fino a che assume un bel colore ambrato, quindi versare il brodo a poco a poco stemperando bene il fondo di cottura. Aggiungere pure la panna, la curcuma, il finocchio in polvere e poche gocce di succo di limone e mescolare, versare pure le polpette  nella salsa e fare insaporire per 5 minuti. Schiacciare le patate con lo schiacciapatate mentre sono ancora calde quindi condire con il restante burro, poche gocce di aceto di vino bianco e un pizzico di sale e pepe. Servire le polpette con il loro sughetto e la purea di patate dolci profumando il tutto con l'erba cipollina tritata oppure l'aneto.

lunedì 20 febbraio 2017

Pancake salati alla zucca, con zucchine e mozzarella

Per la colazione oppure la merenda, i pancake costituiscono la base per una ricca portata dolce specialmente se accompagnate da sciroppi, marmellate o frutta. Oggi faremo una ricetta adatta anche per un brunch o una colazione veloce con amici. Prepareremo i pancake a base di zucca rossa che poi farciremo con zucchine e mozzarella prima di passare sotto il grill. Per 4 persone.
Pancake salati con zucchine e mozzarella
  • 150 gr di polpa di zucca (già pulita);
  • 180 gr farina 00;
  • 180 ml di latte;
  • 2 uova bio;
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere (non vanigliato);
  • 200 gr di mozzarella fresca, ben sgocciolata;
  • 2 zucchine genovesi;
  • noce moscata;
  • origano;
  • olio extravergine di oliva;
  • sale marino e pepe nero;
  • 100 gr di rucola o altra insalatina a vostro piacere;
Cuocere la zucca, tagliata a dadini, al vapore per 10 minuti e le zucchine affettate a nastro per 5 minuti, quindi schiacciare la zucca rossa con lo schiacciapatate e tenere da parte la zucchina verde.
Affettare sottilmente la mozzarella sistemando le fettine in un piatto e condirle con sale, pepe, origano e un filo d'olio d'oliva e tenere anch'esse da parte. In una ciotola versare la farina già mescolata con il lievito e la noce moscata, aggiungere le uova sbattute e mescolare diluendo a filo con il latte, quindi incorporare la zucca schiacciata e regolare di sale e pepe. Cuocere il composto a mestolini in un padellino antiaderente, leggermente unto, per 2 minuti per lato fino ad esaurimento. Formare le torrette di pancake alternando i nastri di zucchina e la mozzarella sistemando le torrette su una teglia quindi passare il tutto sotto il grill per 5 minuti. Servire calde su un letto di erbette di stagione e pomodori.

domenica 19 febbraio 2017

Sicilia: storia di un popolo eternamente libero tra dominio, cultura e cucina

E' proprio per tutto l'amore che sento per la mia terra che ho deciso di approfondire e colmare le lacune nel mio sapere e la ricerca sul web mi ha dato delle risposte, ma soprattutto grandi soddisfazioni. Il frutto del lavoro di tante persone si unisce in questa pagina che dedico a voi. E così, fiera di essere Siciliana, condivido con voi questa storia: la storia di un popolo eternamente libero tra dominio, cultura e cucina.

Taormina: vista panoramica con l'Etna innevata sullo sfondo
La Sicilia è uno degli scenari più suggestivi se si vuole ammirare l’incontro e il contatto tra diverse civiltà per chi vede, nella diversità, una grandiosità culturale e, nella linea che separa i popoli, una linea unificatrice e non un confine insormontabile, La storia della Sicilia è indissolubilmente legata ai popoli che l'hanno abitata. L’isola fu meta, sin dalla preistoria, di popoli attratti dalla sua ampiezza e centralità nonché dalla sua indicibile bellezza.
Questa straordinaria isola, la più grande del Mediterraneo, confine nevralgico tra l’Occidente e l’Oriente, anello di congiunzione tra il mondo latino e quello greco è stata sempre un campo di battaglia ed ha subito l’occupazione di tutte le grandi potenze che, nei secoli, volevano estendere il proprio dominio attraverso il Mediterraneo.
Essa è appartenuta a tantissime civiltà, eppure non ha mai, propriamente, fatto parte di nessuna! Sembra quasi che l'identità siciliana, consapevole di essere così esposta e facile preda di chiunque, abbia curato un misterioso istinto di sopravvivenza. Questa identità così complessa e travagliata è stata mantenuta unita, grazie all'infinita forza che scaturisce dal sentimento del sacro. Proprio così: la Sicilia ha potuto cambiare ogni volta tutto e rimanere sempre se stessa, ha attraversato le innumerevoli dominazioni riuscendo sempre a salvaguardare il proprio carattere, grazie alla manifestazione e alla conservazione della propria spiritualità.






Vaso greco per l'acqua o il vino
I Greci portano nell'isola il mandorlo, la vite, l’ulivo… ma soprattutto le nuove tecniche per lavorare la terra, rinforzate dal culto in onore di Demetra e altre divinità femminili compresa la Terra. I nuovi coloni, una volta approdati con le loro navi, si trovarono di fronte al problema di dover instaurare dei rapporti con le popolazioni del posto che vivevano di pastorizia e di agricoltura. Gli indigeni erano organizzati in tribù, che però non avevano niente a che vedere con la più avanzata organizzazione politica, sociale ed economica delle poleis greche. Si venne così a creare un urto violento tra gli abitanti dell'isola ed i nuovi colonizzatori che volevano appropriarsi delle loro terre. Le tribù locali non volendo il contatto con i nuovi colonizzatori si ritirarono nell'entroterra Siciliano, soprattutto nelle zone dell’Etna o sul monte Peloro.  Le colonie greche che vennero a contatto con alcune delle popolazioni locali sicule invece attinsero dalle loro culture e civiltà e viceversa. L’incontro della civiltà coloniale Greca e quella indigena diede i natali alla cultura dei Sicelioti, i quali, anche se condivisero con i dominatori terre e quant'altro, cercarono una propria autonomia dai connazionali Greci della madrepatria, quasi a voler formare un ceppo culturale a parte, denominandosi Sicelioti. Nel corso dei secoli si è erroneamente pensato che questo territorio, sotto la dominazione greca, ebbe uno sviluppo subordinato a quello della madrepatria. In realtà queste città conobbero uno sviluppo proprio in vari settori, come l'arte, la scienza, la filosofia. La dominazione Greca in Sicilia fu un lungo periodo di alta espressione artistica, tra tutti spiccano per maestosità il Teatro ed il Tempio di Segesta; i Templi di Agrigento e Selinunte; il Tempio di Apollo; il Teatro di Siracusa ed il Teatro di Taormina e grandi personalità come Archimede, Pitagora, Platone trovarono i natali in Magna Grecia o la visitarono lasciando numerosi segni della loro presenza. Il termine "Magna Grecia" fu coniato o dai Greci orientali, che rimasero affascinati dalle bellezze e dalla ricchezza dei luoghi, o dagli stessi coloni
(i Greci occidentali che si stabilirono nelle nuove città) che volevano in questo modo dichiarare l'indipendenza dalla madrepatria celebrando le terre da loro conquistate e assoggettate. Ma le continue guerre intestine tra le città greche, che spesso erano in contrasto tra loro per motivi politici e di conquista, furono la causa di distruzione di fiorenti città in Grecia e ciò si rifletterà anche nell'organizzazione delle colonie della Magna Grecia. Le eterne rivalità fra le città, portarono, infine, ad un indebolimento delle città magnogreche sia in Sicilia che nell'Italia meridionale già assoggettata, che diverranno facile preda dei conquistatori romani.

Successivamente, durante la dominazione romana, la Sicilia non venne valorizzata. I nuovi conquistatori trattarono l’isola con scarso rispetto, limitandosi a sfruttarla e ad obbligare la popolazione a seminare e a raccogliere grano per Roma. Ma durante i lunghissimi secoli di dominazione romana la celebrazione, soprattutto di alcuni riti, costituiva un appuntamento prezioso per tutelare la propria identità e per sfogare la rabbia contro l’oppressione del dominatore. Il Carnevale e la Pasqua erano quindi vissuti dagli isolani con un particolare coinvolgimento emotivo e il perpetuare i riti, tra preghiere e cibo legato ai riti, ne rinforzava il carattere. Il successivo evento storico da segnalare dopo questo periodo, che contribuirà ad arricchire l’eterogeneità dell’identità dei Siciliani è l’arrivo delle prime comunità ebraiche.

Turruni
Gli Ebrei trovarono in Sicilia un luogo ideale dove risiedere e la loro presenza aumenterà sempre di più nei secoli successivi fino a rappresentare una componente significativa della società e dell’economia siciliana. Il torrone, per esempio, pare che sia proprio una specialità degli Ebrei-Siciliani dell’epoca romana, un dolce kasher che avrà una fortuna immensa in tutta quanta la popolazione e in seguito in tante altre regioni d’Italia.


Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e la breve parentesi delle invasioni barbariche, la Sicilia, intorno alla metà del 500, passa nelle mani dei Bizantini tornando ad essere una provincia dell’Impero. I tre secoli della presenza bizantina nell'isola segnano profondamente il carattere e la mentalità dei Siciliani, sempre più portati a personalizzare un’identità sospesa fra Occidente e Oriente. La Sicilia era così importante e la sua posizione geografica così strategica che Costante II aveva addirittura trasferito la capitale dell’Impero a Siracusa. In questo periodo l’isola è protagonista di un grande fermento culturale e religioso. Ed è in questo periodo che la cucina diventa più ricercata e si impreziosisce di nuovi aromi, la preparazione dei dolci legata agli antichi riti pagani si converte sempre più nel rinforzare i simboli della nuova religione cristiana.

Pupu cull'ovu
E poi inizia la tanto mitizzata dominazione araba in Sicilia. La conquista dell’isola da parte dei musulmani iniziata nell'anno 827 è stata particolarmente cruenta, lunga e travagliata. La profonda formazione greco-romana e il forte sentimento cristiano dei Siciliani non si conciliò affatto con la cultura e la religione dei nuovi conquistatori. I Siciliani avevano ormai raggiunto quel punto di non ritorno nella costituzione della propria identità, che rendeva fattivamente impossibile l’integrazione con il particolare “monoteismo maschilista” della religione di Allah.  Gli Arabi che arrivarono in Sicilia non erano quelli di Bagdad o di Damasco, ma i Berberi dell’odierna Tunisia con un livello di civilizzazione nettamente inferiore rispetto al popolo siciliano. Così come per la lingua, l’influenza maggiore di certi vocaboli arabi è stata quasi esclusivamente nel campo della toponomastica perché in effetti testimonia la ridisegnazione politica del loro controllo sul territorio, anche per la cultura l’influenza principale ha coinvolto solo la dimensione più esteriore.
Cuscus
Nella gastronomia le pietanze arabe sicule sono quelle con ingredienti di sicura importazione araba e che trovano ancora oggi diffusione pure nei loro paesi. E’ il caso del cuscus e di un certo modo di utilizzare le essenze come il gelsomino e la cannella. Gli Arabi al tempo della loro dominazione non lasciarono quasi traccia nell'isola, in quanto tutti i grandi monumenti della cosiddetta arte arabo-normanna sono di epoca posteriore, cioè del tempo del regno cristiano di Sicilia, e sono di struttura prevalentemente gotica, cioè cristiana. I Normanni edificarono numerosi e sontuosi palazzi, sfruttando manodopera sia locale (arabi e greci) sia straniera (in prevalenza egiziani). Per questo motivo molte delle opere ancora oggi apprezzabili presentano caratteristiche arabo normanne. All'interno del Palazzo dei Normanni (originariamente costruito dagli Arabi, denominato il Qasr ) e oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, venne edificata la Cappella Palatina che è una basilica a tre navate dedicata ai santi Pietro e Paolo. Al'’interno vi si possono ammirare magnifici mosaici su base lignea. Anche se i re normanni, in tempi più tardi, chiamarono artisti arabi per certe rifiniture, le prevalenti decorazioni dei templi siciliani sono di tipo bizantino.
Cappella palatina, interno
Per concludere questa ampia trattazione volta a contrastare il luogo comune che ha amplificato l’influenza della cultura araba in Sicilia, mettiamo in luce il modo con cui ebbe termine la sua dominazione: fu una vera e propria guerra di liberazione, opera e merito della stessa popolazione siciliana. I Normanni erano poche centinaia, un numero troppo esiguo di guerrieri e senza la partecipazione dei “picciotti” di quel tempo non avrebbero conquistato neanche una città!

Palazzo dei Normanni
L’arrivo e la presenza dei Normanni e successivamente degli Svevi in Sicilia rappresentò un evento di eccezionale importanza: si riprese il filo interrotto della storia e dell’identità che si modella attorno al ruolo importante dell’istituzione della fede. Per la Sicilia l’età di Federico II è un’epoca di grandi e definitive trasformazioni. La lotta fra il sovrano e i ribelli musulmani, con la totale eliminazione di questi ultimi, completa l’occidentalizzazione della Sicilia già avviata dai Normanni.
La Sicilia Cattolica, neolatina, europea, in una parola la Sicilia attuale nasce con la conquista normanna, si rafforza con Federico II, afferma con decisione la sua identità nazionale nell'epoca dei Vespri. La dominazione spagnola in Sicilia fu molto lunga: più di quattro secoli di rassegnata e "pacifica" convivenza. La componente spagnola fu l’ultimo apporto di sangue straniero alla struttura demografica del popolo siciliano e l’ultima forte influenza all'interno di quella fondamentale e misteriosa dimensione della percezione e della comunicazione del sentimento del sacro.
Parmigiana di melanzane
L’attuale cattolicesimo dei siciliani è decisamente spagnoleggiante! E’sufficiente pensare ai riti che si svolgono in tutta la Sicilia durante la Settimana Santa per riscontrarne l’evidente affinità. E poi gli Spagnoli erano più vicini per lingua e per il carattere ai Siciliani, rispetto ai Tedeschi e ai Francesi. In questo periodo nell'isola si costruiscono chiese, conventi e palazzi meravigliosi e l’arte barocca arriva persino nei centri più piccoli. La tradizione culinaria e soprattutto dolciaria giunge alla sua massima espressione ed evoluzione. Dal nuovo mondo gli Spagnoli portano quegli ingredienti quali cacao, pomodoro, patate, melanzane… che diventeranno la base della cucina mediterranea.

Frutta di mrtorana
In pasticceria, il cioccolato e la diffusione dello zucchero andranno a completare e a migliorare ricette collaudate da secoli. Nei conventi, soprattutto quelli femminili, si diffonde sempre più l’arte della dolceria. Le religiose infatti, avevano scoperto che questo importante e proficuo espediente lavorativo, era molto utile per finanziare le loro strutture e la propria missione cristiana dedicata soprattutto ai numerosi orfani che ricevevano in affidamento. Anche la cucina, intesa come l’arte di preparare il cibo e di mangiarlo, diventa allora, in questo nuovo contesto: soggetto e prodotto culturale a tutti gli effetti. Il dolce, addirittura, si ritaglia un ambito esclusivo, ricco di significati simbolici, perché sganciato sin dall'origine dalla sua funzione naturale di alimento e legato invece all'universo più complesso e più profondo della natura umana. E’straordinario come, partendo da un qualsiasi dolce, anche da quelli più semplici e più “poveri”, si possano fare interessantissimi e preziosi collegamenti con la storia, la mitologia, la religione e persino con l’astronomia. In Sicilia, il legame tra la preparazione dei dolci e la funzione rituale è molto profondo e affonda le radici in tempi che hanno prodotto epoche, molto particolari e identità originalissime.

Pasticceria siciliana
Alla fine del 1700, il ceto dei nobili con i propri rituali e i frequenti banchetti favorirà una cultura del mangiare bene e ricercato, sotto la preziosa guida dei capocuochi francesi al loro servizio. Questi grandi chef, chiamati monsù, traduzione dialettale della parola francese monsieur, introdussero nella già ricca cucina siciliana uno stile più raffinato e soprattutto ricette nuove provenienti sia dalla Francia che dalla vicina Napoli.
Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, la pasticceria siciliana va incontro ad una vera e propria rivoluzione: arrivano, infatti, dalla Svizzera i signori Caflish, Caviezel e Greuter e con loro irrompono nella tradizione dolciaria siciliana il burro, la panna e nuove tecniche di lavorazione che saranno, come al solito, prima apprese, poi interiorizzate e alla fine straordinariamente personalizzate dai maestri pasticcieri siciliani.

L’avvicendarsi di molteplici civiltà ha reso la Sicilia ricca di segni che il tempo ha conservato fino ai nostri giorni. 
La pignoccata
Nella storia spirituale plurisecolare della Sicilia si trovano le radici dell’animo popolare; in essa si trovano e si intrecciano fantasia e realtà, mondo pagano, musulmano e cristiano, superstizioni e scetticismo, volgarità e cavalleria, l'attruvatura e il fatalismo, mondo antico e mondo moderno. Ciò costituisce il folclore della Sicilia, inteso non come un’attrazione turistica o come un elemento ornamentale, ma il modo di vivere  stesso della popolazione. Nei nostri canti popolari e in quella dei carrettieri si sente la cantilena araba. Il senso della cavalleria, uno dei sentimenti più delicati che ci caratterizza, è stato portato dai Normanni e si è fortemente radicato nel nostro animo. L’opera dei pupi, il canto del carrettiere e del cantastorie, la recita del “cuntastorie”, le scene cavalleresche raffigurate con decorazioni artistiche nei carri siciliani, sono altri esempi della civiltà lasciati dai normanni e ben assimilati dai nostri avi. Il ricordo delle lotte sostenute dai normanni contro gli arabi è tuttora vivo nell'annuale combattimento che si svolge per la festa della Madonna delle Milizie a Scicli o per la festa dell’Assunta a Piazza Armerina o per quella del Taratatà che si svolge a Casteltermini in occasione della festa di Santa Croce.

"Con la sua cultura ed il suo animo generoso, il Siciliano ha insegnato al mondo, bagnato dal sangue degli odi razziali e religiosi, cosa significa la pacifica convivenza e il rispetto fra genti di diverse razze e religioni".

Questo insegnamento continua più che mai ai nostri giorni in maniera veramente silenziosa: in questa terra di Sicilia, ricca soltanto di disoccupazione e sottosviluppo, c’è sempre posto per i nostri fratelli immigrati dal terzo mondo, che rischiano la loro vita, per cercare qui quel lavoro e quel rispetto per la persona umana, mai trovato nella loro patria.
Il popolo siciliano nel corso della sua storia ha subito ben tredici dominazioni straniere, tuttavia non si è fatto sottomettere culturalmente. Da questi popoli, infatti, ha saputo acquisire il meglio della loro civiltà, selezionando quelle conoscenze che si confacevano alla sua cultura dotta e popolare. Infatti, ha saputo conservare la propria identità che comprende l’intelligenza, la diffidenza, l’umorismo, l’arte di arrangiarsi; come pure non ha perso il senso del valore per la famiglia e dell’onore, l’amore e il rispetto per i morti, per gli anziani, per i genitori, la sacralità per l’amicizia, il senso della cavalleria per le donne. Si tratta di un ricchissimo bagaglio di comportamenti che si porta dietro da secoli e nessuna dominazione straniera ha potuto intaccare. La Sicilia, fino a quando conserverà tale identità, le sue tradizioni e la propria memoria storica, non sarà mai un paese vinto.
L’abbondanza di tradizioni e di celebrazioni di riti hanno svolto fino ai nostri giorni, e continuano a svolgerlo, il ruolo fondamentale di cementare e tenere unito un popolo caratterizzato dalla ingombrante presenza di numerose anime. I Sicani, i Siculi, i Fenici, i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, i Germanici, i Francesi, gli Spagnoli: tutti hanno lasciato "qualcosa" nello spirito più profondo del popolo siciliano.

La Trinacria, il simbolo e il motto del popolo sicilino;
Solitudine,Saggezza, Pane semplice e Libertà

lunedì 13 febbraio 2017

Sicilia: l'isola dei tesori



I tesori della mia terra tra storia, tradizione, cultura e natura.

Sapete bene quanto ami le mie origini, la mia terra e la mia Sicilia, essa traspira profondamente dalla mia cucina e dalle mie ricette che prodigo e regalo costantemente a tutti voi. Oggi, proprio da questo mio grande amore, nasce il desiderio di condividere la bellezza che vivo tutti i giorni, con voi che abitate lontano e non siete mai stati in Sicilia e che sognate di venire, ma anche con chi è già venuto e sogna di ritornare (perchè lo so che vi è rimasta nel cuore).

Tramonto sulla costa palermitana

La Sicilia è un'isola meravigliosa, una terra ricca di tesori e meraviglie che non passano inosservate. Bellezze naturalistiche, storiche, artistiche e culturali vivono e convivono da sempre in questo fantastico crogiolo dove, in primis, la fa da padrona la natura con luoghi e mari indescrivibili e un clima da sogno. Poi l'arte, la storia e le tradizioni hanno fatto della Sicilia un posto unico, famoso sin dall'antichità come testimonia bene il continuo susseguirsi di dominazioni di popoli provenienti da ogni dove
Scopello
e che, dominando, hanno lasciato tracce di vita indelebili nel cuore del popolo siciliano.
Così cominceremo parlando di natura e subito capiremo come è difficile parlare di natura senza dare dei segni storici. Nell'immaginario collettivo, la Sicilia è un terra calda, bagnata da uno splendido mare e lontana, data la sua posizione più vicina all'Africa che all'Europa. Insomma, un posto ideale per le vacanze estive, con splendide spiagge e acque cristalline. Ma era così che la vedevano anche gli antichi popoli che solcavano i mari alla scoperta di nuove terre o che attraversavano lande sterminate per fermarsi proprio qui dove sole e clima la facevano da padroni. 
Questo unico e splendido universo è possibile tracciarlo attraverso i siti UNESCO in Sicilia. Sette meraviglie che dobbiamo assolutamente conoscere. Non tutti sanno che l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti iscritti alla lista dell’UNESCO (51) e la Sicilia è una tra le regioni italiane ad avere più siti,
Isola delle Femmine, Palermo
Attualmente sono sette, sparsi lungo il territorio dell'isola, sette meraviglie che voglio assolutamente farvi conoscere con piccole
curiosità, aneddoti e foto dal web, cartoline
(per le quali ho una vera
passione) e ricordi personali.












Area archeologica di Agrigento



Il Parco Archeologico di Agrigento, si distribuisce su un'area di circa 1300 ettari e comprende una serie di monumenti, statue, templi e siti di scavi di grande interesse.
Villa Romana del Casale
Conosciuto come la Valle dei Templi di Agrigento, resta uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica.



La Villa Romana del Casale a Piazza Armerina contenente preziosissime pavimentazioni a mosaico con tantissime scene di vita dell'epoca romana. Insieme al Parco Archeologico di Agrigento furono i primi siti della regione ad essere sotto la tutela UNESCO.








Poi fu la volta delle Isole Eolie, un meraviglioso arcipelago di sette isole bellissime contrassegnate da una natura incontaminata e un mare da sogno, appartenenti alla provincia di Messina. Su due isole di queste campeggiano due vulcani attivi: l'isola di Vulcano e l'isola di Stromboli. Le isole di Lipari, Panarea, Salina, Alicudi e Filicudi offrono alle migliaia di turisti che si avvicendano tutto l'anno sul loro territorio, mare, spiagge, fanghi termali, panorami, natura e un mare stupendo oltre, naturalmente, a sole, aria sana, acqua pura e pesce freschissimo.

L’intera area barocca del sud est comprende tutta una serie di edifici e chiese monumentali che si distinguono per l'arte barocca che trabocca da ogni muro, angolo o strada che attraversa città, note ormai in tutto il mondo, come Noto, Modica, Ragusa. Siracusa e tutta la parte meridionale della Sicilia orientale.







Poi la necropoli rupestre di Pantalica, considerata la più grande necropoli d'Europa. Inserita nella Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande, comprende un'area naturalistica spettacolare di circa 80 ettari, Pantalica è situata nella provincia di Siracusa fra Cassaro, Ferla e Sortino ed è un antico insediamento della prima metà del XIII secolo a.C. La visita della Riserva naturale di Pantalica non esaurisce le possibilità che offre la provincia di Siracusa ma indubbiamente costituisce un esempio unico di suggestione archeologica e paesaggistica, dove si fonde l'artificio umano con il lavoro millenario della natura e dove solo curiosità e spirito d’avventura possono esplorare quanto è custodito in questo angolo dell’entroterra siciliano.
Preistoria e storia si sovrappongono nel buio di queste cavità, antichissimi luoghi abitativi successivamente divenuti necropoli: le grotte sono più di cinquemila e sono state suddivise in gruppi in base al periodo di appartenenza, compreso tra il XIII e l’VIII secolo.

Cattedrale di Palermo
Interno cattedrale di Palermo
E per ultimo nasce il percorso Arabo-normanno che unisce in modo indissolubile la città di Palermo con le sue illustre vicine Monreale e Cefalù. Quando si parla di stile arabo-normano si fa riferimento ad uno stile davvero unico nel suo genere, presente esclusivamente in Sicilia, soprattutto nella città di Palermo. Si tratta della fusione tra due culture piuttosto diverse tra loro ma che finiscono per scontrarsi/incontrarsi proprio a Palermo. Ne fanno parte il Palazzo Reale e la Cappella Palatina, la Cattedrale, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, la Chiesa di San Cataldo, il Ponte dell’Ammiraglio e il Castello della Zisa a Palermo, il Duomo e il chiostro di Monreale e il Duomo e il chiostro di Cefalù, tutti monumenti contrassegnati da superbi mosaici in oro zecchino e pietre preziose all'interno e definite da una architettura mozzafiato. Soprattutto la civiltà normanna ha lasciato enormi testimonianze con le maestose cattedrali di Monreale, Cefalù e Palermo, migliorando l’isola e lasciando quanto di buono era stato introdotto dagli arabi. Questa è la più grande ricchezza dell’isola: ogni popolo ha lasciato un segno che oggi convive accanto al segno di un altro popolo, ottenendo così una sintesi armoniosa e perfetta.

Credo di fare cosa gradita passandovi il servizio di MERIDIONEWS e l'intervista di Salvo Catalano al filmaker Julien Zolli, che ha passato delle vacanze in Sicilia e ha pubblicato il suo video su Youtube con immagini bellissime e suggestive. Vi confesso che mi sono commossa alla visione di queste immagini e spero che piacciano anche a voi.
Ecco di seguito le parti salienti del servizio ma cliccando qui troverete il video bellissimo e l'intero servizio. Il video di cinque minuti è il prodotto di una settimana, dal 20 al 27 agosto, trascorsa quest'estate da Zolli nell'Isola. Girata in lungo e in largo, «credo quasi 1.500 chilometri, dormendo pochissimo» sono le sue testuali parole. Le località che vengono raccontate dalla camera sono Palermo, Segesta, Trapani, la riserva naturale dello Zingaro, Scopello, Erice, Agrigento, Catania, Etna, Siracusa, Cefalù, Castellammare del Golfo, Mondello, San Vito Lo Capo, Aci Trezza e Taormina. Il tutto cullato dal sottofondo di Ludovico Einaudi, con la sua Experience. «Volevo realizzare un video su qualcosa di spettacolare - racconta a MeridioNews - e ho scelto la Sicilia per il patrimonio culturale, la storia, l'architettura e la natura. Sapevo che ci sono grandi problemi come l'immigrazione e la mafia, ho visto molti posti abbandonati, ma altrettante meraviglie e ho conosciuto persone molto disponibili e amichevoli». Ma quello che Zolli non si aspettava sono stati i messaggi di complimenti. «Ne ho ricevuti tantissimi, soprattutto da siciliani che vivono altrove, qualcuno mi ha scritto di avere pianto. Tutti mi hanno ringraziato e mi hanno invitato a tornare in Sicilia, cosa che - conclude - spero di fare presto per scoprire molte altre bellezze nascoste». 


Duomo di Monreale
Cristo Pantocratore a Monreale











Duomo di Cefalù








Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio







Ponte dell'Ammiraglio a Palermo

Museo archeologico Salinas a Palermo
Cartina storica sui monumenti più grandi presenti in Sicilia
Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

Torta alla frutta con il panettone

Una torta per tutte! Credetemi anche alle più inesperte questa torta darà grandi soddisfazioni perchè è di una facilità estrema e assolutamente buona. Il fondo è preparato con il panettone previamente inzuppato e dopo aver cosparso di crema pasticcera liberate tutta la vostra fantasia e il vostro gusto per la decorazione. In occasione del San Valentino potete ritagliare dalla fetta del panettone una forma a cuore: aiutandovi con una forma di cartoncino e un coltello si può ritagliare la parte in eccesso e proseguire come da ricetta. Se volete, potete usare il latte di mandorla per preparare la crema gialla, rendendo la torta più gourmet. Le dosi indicate bastano per una torta per 4 persone.
Torta alla frutta con il panettone
  • 1 fetta rotonda di panettone alta 2 cm scarsi:
  • 300 gr di crema pasticcera;
  • 1 kiwi;
  • 4 belle fragole mature; 
  • 1 piccola banana, non troppo matura;
  • il succo di mezzo limone;
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato;
  • 1 cucchiaio di limoncello o altro liquore dolce;
  • poco zucchero a velo;
Preparare la crema pasticcera come siete solite fare e mettere da parte coperta con la pellicola lasciando intiepidire. Preparare uno sciroppo con 100 ml di acqua e lo zucchero lasciandolo sobbollire per 5 minuti, quindi aromatizzare con il liquore e fare raffreddare. Pulire e affettare il kiwi, pulire e affettare solo 3 fragole lasciando la più piccola per il centro e per ultimo sbucciare la banana e affettare lasciando le fettine in ammollo ad una ciotolina con acqua fredda e il succo del limone. Sistemare il disco di panettone in un piatto da portata e bagnare con lo sciroppo preparato quindi distribuire la crema tiepida pure intorno e per ultimo distribuire la frutta preparata precedentemente in modo decorativo e secondo la vostra fantasia. A vostro gusto potete usare altra frutta fresca o sciroppata (uva, mirtilli, more, fragoline pesche...).
Consiglio: se preparate la torta 2/3 ore prima di servire spolveratela con uno strato sottile di zucchero
a velo: ciò donerà lucentezza a tutta la superficie della frutta senza bisogno di fare la gelatina di copertura. La gelatina dovrà necessariamente essere usata se il dolce viene preparato il giorno prima.
Si può decorare il bordo della torta con granella di pistacchio o di nocciole.

domenica 12 febbraio 2017

Polpettine vegane di ceci e funghi e purè di zucca

Veramente sfiziose questa polpettine di funghi e ceci. Molto profumate, le ho accompagnate con un morbido purè di zucca e della crema si spinaci. Le dosi bastano per 4 persone per una cena vegetariana.
  • 600 gr di zucca rossa;
  • 300 gr di ceci già lessati;
  • 120 gr di funghi, puliti e affettati;
  • 1 cucchiaio di salsa tahina (a base di semi di sesamo);
  • 3 cucchiai di latte vegetale;
  • 1 cipolla rosa dolce, tritata;
  • 4 foglie di salvia;
  • una cimetta di rosmarino;
  • 100 gr di pangrattato;
  • 50 gr di spinacini freschi;
  • mezzo bicchiere di brodo vegetale;
  • 1 pezzetto di zenzero fresco;
  • olio extravergine d'oliva;
  • sale marino e pepe nero;
Tagliare la zucca a dadini, condire con sale e rosmarino e cuocere in forno a 180° per 30 minuti quindi appena pronta, schiacciare con lo schiacciapatate fino ad ottenere una pure che andrà condita con la salsa tahina (la trovate nei negozi etnici) e 3 cucchiai di latte di riso o soia, regolando di sale e pepe se necessario. Soffriggere la cipolla in un tegame con 3 cucchiai di olio d'oliva insieme ai funghi e le foglie di salvia e lasciare cuocere per 10 minuti. Aggiungere i ceci lessati e scolati al soffritto di funghi e mixare con il frullino ad immersione. A parte unire 2 cucchiai di pangrattato per addensare l'impasto e formare delle polpette che andremo a passare nel pangrattato, sistemandole in una teglia già unta di olio e poi infornare nel forno caldo a 200° per 10 minuti.
In una padella sistemare gli spinacini, aggiungere il brodo caldo e 2 fettine di zenzero fresco affettato cuocendo per 5 minuti. Frullare il tutto a crema. Servire le polpette calde sulla purea di zucca e decorate con la crema di spinaci.

sabato 11 febbraio 2017

Torta morbida alla crema di riso

Sono andata un poco in giro per il web in cerca di "qualcosa di dolce" e ho incontrato il blog di una cara ragazza che, come me, ha il problema dell'intolleranza ai latticini in genere e mi sono commossa come insieme condividiamo i sacrifici e serbiamo nel più profondo del cuore il sapore del caffellatte.
La foodblogger in questione è Giulia del blog "Apprendista pasticciere" e la sua torta alla crema di riso è una bontà. Ha superato la prova dei miei assaggiatori ufficiali, i miei 3 lupi affamati (così indico i miei ragazzi), che al contrario non hanno problemi d intolleranze.
Dose per una tortiera da 24 cm.
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  • 300 gr di farina 00;
  • 200 gr di zucchero semolato;
  • 130 gr di olio di semi di arachidi;
  • 100 ml di latte di riso;
  • 4 uova;
  • 1/2 bustina di lievito vanigliato;
  • aromi a piacere: scorza d'arancia o di limone;
  • 1 pizzico di sale;
  • zucchero a velo per lo spolvero;
per la crema:
  • 1 uovo
  • 500 ml di latte di riso
  • 60 g di amido di mais
  • 60 g di zucchero semolato
  • aromi a piacere
Cominciamo preparando la crema: mettere il latte a scaldare in un pentolino e intanto sbattere l’uovo con lo zucchero finché diventa bello spumoso, quindi aggiungere l'amido di mais setacciato e mescolare bene fino ad ottenere una crema densa. Versare a filo il latte caldo e amalgamare bene quindi mettere nuovamente il composto sul fuoco finché si addensa. Ricoprire la crema con la pellicola per alimenti e fare raffreddare almeno 30 minuti prima di preparare la base.
Montare le uova con lo zucchero e il sale fino ad ottenere un composto spumoso, quindi aggiungere a filo l'olio sempre continuando a montare, facendo amalgamare bene  Aggiungere la farina già setacciata insieme al lievito, la scorza grattugiata e il latte, mescolando bene in modo da ottenere un composto omogeneo. Versare il composto in uno stampo imburrato e infarinato. Distribuire a cucchiaiate la crema sull'impasto e fare cuocere a 180°C per 30/35 minuti, finché la superficie diventa dorata. Sfornare e fare raffreddare bene prima di sformare il dolce e spolverare con lo zucchero a velo.

venerdì 10 febbraio 2017

Frittelle di mele senza lievito e senza lattosio

Le frittelle di mele così golose e genuine, sono un classico dolce di carnevale, ma adatte per ogni occasione da poter essere preparate tutto l'anno (provate a farle tutte le volte che vi ritrovate un paio di mele dimenticate nel cestino della frutta: sarà una festa per tutti, e voi siete riuscite a recuperare un residuo...). Queste frittelle non necessitano di lievito proprio come le faceva la mia mamma,  e quindi elimino il tempo di lievitazione rendendole così più digeribili e veloci. Facili da preparare e veloci, sicuramente piaceranno agli amanti delle mele. Ideali da preparare come merenda per i bambini, spolverate di cannella saranno gradite anche dai grandi. Le dosi della pastella indicate bastano per 2 grosse mele o 3 piccole per la gioia di 4/6 persone.
Frittelle di mele

  • 100 gr di farina 00;
  • 40 ml di latte vegetale (riso, mandorla o soia);
  • 40 ml di acqua gassata fredda;
  • 40 gr di zucchero semolato;
  • un pizzichino di sale;
  • 1 uovo bio;
  •  2 mele;
  •  zucchero a velo per decorare;
  • cannella a piacere;
  •  olio di arachidi o girasole per friggere;

Versare la farina per le frittelle in una ciotola, unire l'uovo, il latte, lo zucchero semolato e l'acqua gassata, mescolando fino ad ottenere 1 pastella omogenea e fluida. Mettere l'olio a scaldare in un tegame non eccessivamente grande per friggerle poche per volta e intanto sbucciare le mele, eliminando il picciolo, il torsolo centrale con l'apposito attrezzo oppure con un coltellino e tagliare a fette di circa mezzo cm di spessore nel senso della larghezza sistemandole in un piatto. Immergere subito le fette ad una ad una e friggere fino a doratura da entrambi i lati. Appoggiare le frittelle su carta assorbente per assorbire l'unto in eccesso.
Sistemare le frittelle su un vassoio, spolverando ancora calde di zucchero a velo e, se di gusto, anche di cannella e servire.

giovedì 9 febbraio 2017

La focaccia di pane raffermo con verdure

Oggi prepareremo una focaccia originale per la serie "non buttiamo via niente", facile e veloce da servire in tavola, perfetta per accompagnare formaggi, salumi e ogni tipo di verdura. Può tranquillamente sostituire un pasto e farà la gioia dei vostri bambini se condita a mò di pizza (...lascio fare alla vostra fantasia...). Con le dosi indicate si può preparare, per 4 persone, una cenetta assolutamente vegana, sana e naturale, ma soprattutto abbiamo trovato un modo per recuperare il pane avanzato ieri!
  • 300 gr di pane raffermo;
  • 2 melanzane viola chiaro, tagliate a cubetti;
  • 400 gr di pomodorini bio, lavati e tagliati a metà;
  • 300 gr di zucchine verdi, tagliate a tocchetti;
  • 100 gr di cuore di sedano, affettato;
  • 300 ml di latte (anche vegetale, riso o soia);
  • 20 gr di pinoli;
  • 20 gr di semi di girasole;
  • 20 gr di semi di lino;
  • olio extravergine di oliva;
  • 1 spicchio d'aglio;
  • 1 cimetta di rosmarino fresco;
  • origano e prezzemolo a piacere;
  • sale marino e pepe nero;
Sistemare il pane affettato in una ciotola e bagnare con il latte lasciando in ammollo per 30 minuti. Quindi strizzare bene, condire con gli aghi di rosmarino tritati, 2 cucchiai di olio,i semi di lino e di girasole e una spolverata di pepe impastando bene. Stendere l'impasto in una teglia foderata con carta forno formando uno strato di 1 cm, quindi infornare in forno caldo a 200° per 25/30 minuti.
Intanto in una capace casseruola ben calda versare 4 cucchiai di olio d'oliva e lo spicchio d'aglio schiacciato lasciando rosolare brevemente, quindi eliminare e versare nella casseruola le melanzane, le zucchine, il sedano e i pinoli e fare rosolare a fuoco vivace per 5 minuti circa saltandole velocemente poi aggiungere i pomodorini, salare e pepare e continuare la cottura per altri 10 minuti, senza mescolare per non spappolare i pomodorini. Sfornare la schiacciata e condire con un filo d'olio d'oliva e una spolverata di origano e accompagnare con le verdure profumate con una spolverata di prezzemolo fresco tritato finemente.

mercoledì 8 febbraio 2017

Polpette di pesce spada alla palermitana

Profumate e morbide, le polpette di pesce spada alla palermitana faranno la gioia sulla vostra tavola. Un tocco di cucina gourmet che salta fuori dalle cucine delle nostre nonne, sempre attente a dare il giusto valore agli ingrediente a loro disposizione, ma attente soprattutto a utilizzare tutto ciò che avevano in casa senza mai buttare niente. Con le polpette si chiudeva il ciclo di una pietanza che eventualmente avanzava il giorno precedente, sia pesce, carne o pollo, per ridare vita al cibo presentandolo sotto forma di deliziose e profumate polpette. Naturalmente, per accontentare un po' tutti, potevano finire dentro un tegame con un buon sugo di pomodoro oppure affogate in una morbida salsina in agrodolce come quella che ho preparato per voi. Buon appettito. Le dosi bastano per 4 persone.
Polpette di pesce spada alla palermitana
  • 500 gr di fette di pesce spada;
  • 2 uova bio;
  • 20 gr di passolina e 10 gr di pinoli;
  • 60 gr di pan grattato;
  • mezzo mazzetto di prezzemolo;
  • 1 spicchio d'aglio piccolo;
  • 1 limone bio, lavato;
  • 1 cipolla rosa dolce, finemente affettata;
  • 2 cucchiai di vino bianco da tavola;
  • 1 cucchiaino di zucchero;
  • sale marino e pepe nero;
  • 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • olio extravergine d'oliva;
  • farina di semola per infarinare;
  • olio di arachide per friggere;

Passolina e pinoli
Ammollare la passolina in poca acqua calda e qualche goccia di vino bianco lasciandola rinvenire e intanto prepariamo le polpette.
Tagliare a cubetti le fette di pesce e sistemarle nella ciotola del mixer, aggiungere le uova, l'aglio spremuto allo spremiaglio, il prezzemolo lavato e tritato, un pizzico di sale e uno di pepe, il succo di mezzo limone e un po' di scorza grattugiata, quindi avviare il mixer e tritare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Togliere il composto dal mixer e versare in una ciotola, aggiungere il pan grattato, i pinoli, la passolina ammollata con un poco della sua acqua e impastare con le mani. Fare riposare l'impasto una decina di minuti prima di formare le polpette che andranno passate nella farina e poi friggere in olio di arachide ben caldo fino a doratura.
Rosolare la cipolla con 3 cucchiai di olio d'oliva a fuoco lento per 8/10 minuti fino a che diventa trasparente, morbida e dorata, quindi irrorare con il vino, lasciare sfumare e versare 250 ml di acqua calda (o del fumetto di pesce se ne avete a disposizione), lo zucchero e il concentrato lasciando che si sciolga completamente mescolando con un cucchiaio. Regolare di sale e pepe e aggiungere le polpette. Coprire e lasciare che si insaporiscano pr una decina di minuti. Servire calde con aggiunta di prezzemolo tritato e un po' del loro fondo di cottura.

martedì 7 febbraio 2017

Mini burger di pollo con crema di patate allo zenzero e curcuma

Questi mini burger di pollo faranno la gioia dei vostri bambini a tavola e state sicure di dar loro solo cibo di qualità. Preparatele per cena semplicemente abbinandole ad un ottimo purè fresco e aromatizzato con curcuma e zenzero e della freschissima panna acida. Per 4 persone.
  • 300 gr di petto di pollo;
  • 2 uova fresche, bio;
  • 2 fette di pane bagnate e strizzate;
  • 1 scalogno, pulito e tritato;
  • il succo di mezzo limone piccolo;
  • 1 cucchiaino di prezzemolo tritato o coriandolo;
  • 150 gr di pan grattato;
  • 1 cucchiaio di semi di sesamo;
  • 4 patate;
  • mezzo bicchiere di latte;
  • olio extravergine d'oliva;
  • 200 ml di panna acida;
  • erba cipollina q.b.
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
  • olio di semi di arachide per friggere;
Lavare le patate e sistemarle in un tegame coprendole con acqua fredda salata e fare cuocere per 15 minuti dal momento del bollore e intanto prepariamo i mini burger. 
Mettere nella ciotola del mixer il petto di pollo tagliato a cubetti, aggiungere un uovo, il pane bagnato, lo scalogno tritato, il prezzemolo, il succo di limone, un pizzico di sale e uno di pepe e avviare il mixer tritando il tutto. Formare con il composto ottenuto delle polpette schiacciate, quindi passarle prima nell'uovo sbattuto e poi nel pan grattato già mescolato con i semi di sesamo. Friggere le polpette così ottenute in abbondante olio di semi di arachide finché saranno dorate, sistemandole su carta da cucina a perdere l'unto in eccesso. Scaldare brevemente in un pentolino 4 cucchiai di olio d'oliva con 1 cucchiaio colmo di zenzero fresco grattugiato e un cucchiaino di curcuma in polvere. Scolare le patate, sbucciare e schiacciarle con lo schiacciapatate dentro una ciotola, quindi condire con l'olio aromatizzato alla curcuma e zenzero, aggiungere il latte caldo mescolando bene con un cucchiaio di legno e regolando di sale e pepe a vostro gusto.  Servire i mini burger ben caldi con il purè aromatico e la panna acida aromatizzata con un trito di erba cipollina.

lunedì 6 febbraio 2017

Salsa verde alla piemontese

Ho voluto provare questa salsa a base di acciughe e l'ho trovata veramente ottima e di mio gusto. La consiglio anche a voi per accompagnare la carne bollita oppure per condire delle bruschette o dei crostini. Se non la consumate subito, potete conservarla qualche giorno in frigorifero coperta d’olio extra vergine di oliva.

  • mezzo mazzetto di prezzemolo;
  • 1 spicchio d’aglio piccolo;
  • 4 filetti di acciuga sott’olio (o un’acciuga sotto sale deliscata e dissalata);
  • 1 tuorlo d’uovo sodo;
  • 1 cucchiaino di capperi in salamoia (facoltativo);
  • 2 cucchiai di mollica di pane;
  • 3 cucchiai di aceto di vino bianco;
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale marino e pepe nero appena macinato (o peperoncino, facoltativo);
Abbiamo due modi di procedere: tritare gli ingredienti al coltello (o con la mezzaluna) oppure al mixer. Se scegliete la seconda ipotesi, dovrete avere l’accortezza di mettere le lame del mixer in frigorifero prima di utilizzarle, in modo tale che, durante la lavorazione, non surriscaldino eccessivamente gli ingredienti rischiando di cuocerli e di cambiarne il gusto.
Tritare il prezzemolo già sfogliato e pulito con le acciughe, l'aglio privato dell'anima e il tuorlo d'uovo sodo, aggiungendo poco olio per volta. Ammollare la mollica di pane con l'aceto di vino bianco e aggiungerla al composto precedente, continuando a mescolare.
Aggiungere dell’altro olio, se necessario, fino a raggiungere la giusta densità di una salsa da spalmare, aggiustare di sale e di pepe e riporre in un contenitore in vetro. Lasciar riposare in frigo, coperto, per un giorno: il giorno dopo sarà ancora più gustosa e dal gusto più rotondo.